TRIPTYCH
per grande orchestra
(2005-06)
I. filtering
II. heterophonic #3
III. filtering #3
Negli ultimi anni, ho formalizzato il mio immaginario musicale
sviluppandolo in territori di lavoro distinti.
Ho così elaborato alcune serie di brani dal titolo
diverso ("filtering", "heterophonic",
etc.), ognuna delle quali e' stata concepita come una piccola
galleria a tema, nella quale sviluppo e focalizzo i diversi
argomenti musicali che mi appartengono.
I movimenti che prendono nome Filtering nascono come appunti
elettronici, come studi sull'opera, da tradurre e trascrivere per
strumenti acustici.
L'operazione di trascrizione parte dalle tecniche utilizzate per
produrre i suoni degli studi elettronici originari (rumori bianchi,
filtraggi, spettri a sviluppo periodico, etc.) la trascrizione delle
quali, appunto, mi spinge a sviluppare un'orchestrazione specifica ed
adeguata, facendo anche uso di strumenti non propriamente tradizionali
(percussioni che producono rumori bianchi di altezze diverse,
campionatore, basso e chitarra elettrica, etc.)
I primi rumori bianchi di "filtering", il primo movimento, sono
liberamente tratti da due suoni dei Pansonic, come esplicito omaggio
alla loro letteratura rumoristica.
L'eterofonia é uno degli argomenti che più ho elaborato
in questi anni. Essa va qui intesa non tanto nel suo significato
accademico originario, quanto come la traduzione tecnica di un fenomeno
culturale più generale: la contemporanea presenza di diverse
visioni del mondo, di linguaggi e sintassi distinte che generano
relazioni complesse e mettono in scena la molteplicità facendone
argomento principale dell'esperienza estetica.
In alcuni casi, l'eterofonia produce allucinazioni: "heterophonic #3"
é infatti un'allucinazione prodotta dalla mia memoria. Consiste
nella contemporanea presenza di gesti generati da una sola sorgente (la
memoria, appunto). Ed ogni gesto fa riferimento a tecniche orchestrali
e linguaggi che si sono sedimentati nel mio immaginario, che hanno
influenzato il mio modo di scrivere, e che trascrivo senza mediazioni.
In "heterophonic #3" ho riportato questi frammenti mnemonici senza
produrre citazioni specifiche, poiché mi interessava trasmettere
l'interpretazione allucinata che la mia memoria mi offriva di quei
linguaggi. I frammenti, i gesti, non seguono una successione logica, ma
sono sovrapposti e disposti formalmente come fossero il frutto di una
libera, violenta espressione di mondi musicali eterogenei e coerenti
per il mio io musicale.
In the last years I've managed my musical imagination developing and cataloguing it in different work fields.
The movements which title is Filtering are born as electronic notes, as studies on the work, to
translate and transcribe for acoustic instruments.
The operation
of transcription starts from the techniques used to produce the sounds of
the original electronic studies (white noises, filterings, spectra with
a periodic development, etc.), the transcription of which prompts me to
develop a specific and suitable orchestration, by making use of
instruments which are not exactly traditional (percussions which
produces white noises of different amplitudes, sampler, bass and
electric guitar, etc.).
Inside "filtering", the first movement, the first white noises consist in a free elaboration of two
Pansonic sounds, as explicit tribute to their "noisy" literature.
Heterophony
is one of the subjects which I have mostly elaborated in these
years. It is to be understood not so much as in its original
academic meaning, but as the technical translation of a more cultural
phenomenon: the contemporary presence of differing visions of the
world, of distinct languages and syntaxes which generate complex
relations and represent multiplicity, making it the main subject of
aesthetic experience.
In some cases, heterophony
produces hallucinations: "heterophonic #3" is, in fact, a hallucination
produced by my memory. It consists in the simultaneous presence of
gestures generated from a single source (in fact, memory). And every
gesture refers to orchestral techniques and languages which have been
laid down in my imagination, which have influenced my way of writing,
and which I transcribe directly.
In "heterophonic #3" I
related these mnemonic fragments without specific quotations, since I
was interested in transmitting the hallucinatory interpretation of
those languages that my memory offered me. The fragments, the gestures,
do not follow a logical succession, but overlap and are arranged
formally as if they are the fruit of a free, violent expression of
musical worlds which are heterogeneous and coherent for my musical I.
giovanni
verrando, © 2007