QUARTETTO
N. 2
per quartetto d'archi
(1998-99)
Nucleo
originario del Quartetto n. 2 è il terzo e
ultimo movimento, cui sono stati successivamente anteposti
altri due movimenti. Così parla l'autore a proposito
del lavoro: “Il Quartetto n. 2 prosegue quella
ricerca stilistica fondata su di un rapporto più fisico
con il suono e più immediato con la forma musicale.
[...] Una ricerca, dunque, che fa appello a una prossimità
totale e scoperta dell'autore al proprio brano, a un atto
creativo che non nasca da una mediazione culturale (se non
inconscia), ma piuttosto da una spinta biologica”.
L'ansia di liberazione, di positivo sfogo corporeo e intellettuale
mirano a riconquistare una spudorata autenticità espressiva
che sembra quasi rappresentare e riflettere la fenomenologia
del mondo interiore in un diagramma sensibilissimo a ogni
pulsione emotiva e intellettuale.
Indicazioni e didascalie espressive rendono esplicita questa
umanizzazione della scrittura che, pur con eleganza, subordina
la verità ai valori astratti della forma e del linguaggio
musicale. Inquieto, intenso è il movimento
iniziale, percorso da tremoli, glissando, pizzicati, armonici,
trilli, ondulazioni di sonorità, improvvise strappate,
insomma da una sofisticata e nervosa gestualità strumentale
che nella ricca sollecitazione di timbri e dinamiche assume
gli impulsi della vita organica (Come fossero intensi
respiri, Come un'eco dei respiri precedenti). Una struttura
a pannelli tra loro interconnessi mostra anche il secondo
movimento, dove due sezioni, in cui il pizzicato di arpeggi
costituisce il gesto dominante, ne racchiudono una condotta
da arpeggi prevalentemente legati.
Il finale, Contrastato, presenta invece una struttura
di tipo strofico variato riconducibile a uno schema ABA'CB',
dove B è caratterizzato dalle indicazioni Violento
e Agitato, sporco e C da quelle Leggero, delicato
e Molto legato ed intenso: nucleo generativo da cui
sono chiaramente derivati i movimenti precedenti, il finale
si pone viceversa nella linearità temporale dell'ascolto
come una loro sintesi integrata in un nuovo contesto internamente
più complesso e diversificato.
Cesare
Fertonani, dal programma di sala di Milano Musica 1999